ESRS semplificati: cosa cambia con la revisione UE

28/07/2026
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Hai passato l'ultimo anno a sentir parlare di semplificazione della CSRD e ti stai chiedendo se, questa volta, sia successo davvero qualcosa di concreto? Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato la revisione degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), gli standard che disciplinano le informazioni di sostenibilità richieste alle imprese dalla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Non è un annuncio, è un atto delegato già pubblicato: cambia concretamente cosa le aziende dovranno rendicontare e come.

Cos'è successo: la Commissione adotta gli ESRS semplificati

Il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha pubblicato l'atto delegato che revisiona gli ESRS, il set di standard tecnici che l'EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) ha elaborato per rendere operativa la CSRD. Il provvedimento modifica il Regolamento delegato UE 2023/2772 e si inserisce nel pacchetto Omnibus I, il percorso di semplificazione avviato da Bruxelles per rispondere alle critiche osservazioni di imprese, revisori e operatori finanziari sulla complessità della rendicontazione di sostenibilità.

L'obiettivo dichiarato dalla Commissione non è arretrare sulla trasparenza ESG, ma ridurre quello che viene definito il "disclosure clutter": l'accumulo di informazioni poco rilevanti che appesantisce i bilanci di sostenibilità senza renderli più utili per chi li legge, siano investitori, banche o partner commerciali.

Contestualmente, la Commissione ha adottato anche un secondo atto delegato che riguarda il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard), lo standard volontario destinato alle piccole e medie imprese non soggette agli obblighi CSRD. 

I due provvedimenti nascono dallo stesso processo tecnico: entrambi gli standard, prima di essere pubblicati e adottati, sono stati sottoposti a test sul campo e consultazioni pubbliche utili a consolidarne i contenuti e allinearli alle aspettative dei vari stakeholder (per consultare i nuovi ESRS e i VSME, accedi al knowledge hub di EFRAG). 

I numeri della semplificazione degli ESRS

La revisione non è solo un intervento di forma. I nuovi standard ESRS riducono di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo delle informazioni che un’impresa può essere chiamata a rendicontare.

Sul fronte economico, la Commissione stima una riduzione dei costi di rendicontazione superiore al 30% per ciascuna impresa, con un contributo diretto all’obiettivo europeo di tagliare del 25% gli oneri amministrativi complessivi legati alla normativa. Alcune stime più dettagliate parlano di un risparmio medio del 34% dei costi di reporting, per un totale cumulato che potrebbe arrivare a circa 4,7 miliardi di euro tra il 2027 e il 2031, considerando anche gli effetti sulla catena del valore.

Meno dati da raccogliere non significa meno attenzione alla sostenibilità dei propri processi. Significa concentrarsi su quello che conta davvero.

Meno dati, più materialità: cosa cambia nel metodo

La semplificazione non riguarda solo la quantità delle informazioni richieste, ma anche il modo in cui le imprese devono selezionarle. Il principio cardine resta la doppia materialità: la valutazione sia dell’impatto che le questioni ambientali e sociali hanno sull’impresa, sia degli effetti che l’impresa produce sull’ambiente e sulla società.

Quello che cambia è l’approccio: la Commissione introduce una logica “top-down” alla doppia materialità, distinguendo con maggiore chiarezza tra informazioni obbligatorie e facoltative e dando priorità ai dati quantitativi rispetto alle parti puramente narrative. In pratica, alle imprese non si chiede più di riempire il report con informazioni non rilevanti per prudenza o per timore dei controlli, ma di concentrarsi sui temi realmente materiali rispetto a impatti, rischi e opportunità di sostenibilità (i cosiddetti IRO).

Il legame con il VSME e l’effetto filiera

Per le PMI italiane, l’aspetto più rilevante della revisione non riguarda gli ESRS in sé, ma quello che li accompagna. La Commissione in parallelo ha adottato ufficialmente lo standard volontario VSME, pensato per le imprese di dimensioni più contenute che restano fuori dagli obblighi CSRD ma che continuano comunque a ricevere richieste di dati ESG da banche, clienti e grandi aziende della propria filiera, un tema che abbiamo raccontato in questo articolo sulla filiera.

Il provvedimento introduce il cosiddetto value chain cap: un meccanismo pensato per evitare che le grandi imprese soggette alla CSRD chiedano ai propri fornitori più informazioni di quelle previste dal VSME stesso. È la stessa logica già introdotta con la Raccomandazione (UE) 2025/1710, con cui la Commissione aveva chiesto a banche e grandi clienti di limitare le proprie richieste ESG a quanto previsto dallo standard volontario. Con l’adozione formale del VSME, questo riferimento diventa più solido: chi lo adotta ha uno strumento riconosciuto per rispondere una volta sola, invece che a decine di questionari diversi.

Quando entra in vigore: le tempistiche

L’atto delegato dovrà ora essere sottoposto al periodo di scrutinio da parte del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE, come previsto dalla procedura per gli atti delegati. Sul piano del calendario, i nuovi ESRS diventeranno obbligatori per gli esercizi finanziari che iniziano dal 1° gennaio 2027, con la possibilità di applicarli in via anticipata già nel 2026.

Il perimetro delle imprese effettivamente obbligate resta quello ridefinito dal pacchetto Omnibus I: rientrano nell’obbligo di rendicontazione CSRD le imprese e i gruppi che superano congiuntamente 450 milioni di euro di ricavi netti e 1.000 dipendenti in media. Le imprese sotto queste soglie, indipendentemente dalla quotazione in borsa, possono rendicontare volontariamente utilizzando il VSME.

Cosa significa per le PMI e i professionisti italiani

Per le imprese italiane già soggette alla CSRD, la novità più concreta è che il reporting dovrà diventare meno burocratico e più mirato: meno dati da raccogliere, ma con maggiore attenzione alla qualità e alla rilevanza di quello che si comunica. Non è un ridimensionamento dell’importanza della sostenibilità: le informazioni ESG restano uno strumento centrale nel dialogo con investitori, banche e partner commerciali, un tema che abbiamo approfondito anche parlando di rapporto tra ESG e accesso al credito.

Per le PMI sottosoglia, che restano la grande maggioranza del tessuto produttivo italiano, il messaggio è altrettanto chiaro: l’assenza di un obbligo diretto non elimina le richieste che arrivano dalla filiera o dal sistema bancario. Il VSME, ora adottato formalmente accanto agli ESRS semplificati, resta lo strumento pensato apposta per rispondere a queste richieste in modo strutturato, senza dover ricostruire ogni volta gli stessi dati in formati diversi.

Per i commercialisti e i professionisti che seguono PMI, questo passaggio rafforza un servizio che il mercato sta già chiedendo: aiutare i clienti a strutturare la rendicontazione secondo il VSME prima che la prossima richiesta ESG arrivi sul tavolo.

In sintesi

La revisione degli ESRS riduce il carico documentale richiesto dalla CSRD, non la sua rilevanza: le imprese soggette all’obbligo raccoglieranno meno dati, ma dovranno concentrarsi su quelli davvero materiali per il proprio business. 

Per le PMI italiane sottosoglia, il punto centrale non è la revisione degli ESRS in sé, ma il fatto che accanto ad essa sia stato adottato formalmente il VSME, con il value chain cap a limitare le richieste che arrivano dalla filiera. 

L’effetto filiera non si esaurisce con la revisione degli standard e delle imprese sottoposte ad obbligo di rendicontazione: chi non è direttamente obbligato continuerà comunque a ricevere richieste ESG da banche e grandi clienti. 

Il VSME resta quindi lo strumento di riferimento per rispondere a queste richieste in modo strutturato e riconosciuto. Le imprese e i professionisti che si organizzano oggi, arrivano più preparati man mano che il quadro normativo continua a evolversi.

Strutturati per affrontare insieme i prossimi cambiamenti

Gli ESRS semplificati riducono il carico documentale, ma non cambiano la sostanza: banche, clienti e grandi partner continuano a valutare le imprese sul proprio profilo di sostenibilità, e il quadro normativo continuerà a evolversi nei prossimi anni. Le imprese che si strutturano oggi, grandi o piccole che siano, arrivano più preparate a ogni nuova fase di questo percorso.

Etically accompagna le PMI nella redazione del bilancio di sostenibilità conforme agli standard VSME, e mette a disposizione dei professionisti uno strumento per seguire più aziende clienti in modo strutturato. Scopri come funziona o parla con un esperto Etically.

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