Risposte alle richieste della propria filiera e catena del valore 

19/06/2026
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Hai ricevuto una richiesta da un cliente o da un fornitore: vuole informazioni sulla sostenibilità della tua azienda. Consumi energetici, emissioni, politiche sul lavoro, governance. Magari ti ha mandato un questionario con decine di domande.

Non è una richiesta isolata. In Italia migliaia di PMI stanno ricevendo le stesse comunicazioni: la filiera e la sostenibilità sono diventate inseparabili, perché le grandi aziende sono oggi obbligate a includere nella propria reportistica anche l’impatto dei fornitori e dei clienti. Per chi non ha ancora dati strutturati, ogni questionario che arriva diventa un’emergenza.

Perché succede: l’effetto filiera della CSRD

Dietro ogni questionario ESG che arriva dalla filiera c'è una catena di obblighi normativi che scende dall'alto fino ai fornitori, trasformando la sostenibilità in una questione commerciale concreta.

Le grandi aziende europee con più di 1.000 dipendenti sono oggi obbligate dalla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) a rendicontare il proprio impatto ESG, che comprende ambiente, sociale e governance. Ma non solo il proprio: devono includere anche l’impatto dell’intera filiera.

In pratica, ogni grande azienda soggetta alla CSRD ha bisogno dei dati ESG dei propri fornitori per completare il proprio bilancio di sostenibilità. E i fornitori sono spesso PMI che non hanno mai dovuto raccogliere questo tipo di informazioni prima. Un tema che riguarda anche il rapporto con le banche, come raccontiamo qui.

Il risultato è quello che viene chiamato effetto filiera: gli obblighi normativi delle grandi imprese si trasferiscono indirettamente sui loro fornitori, indipendentemente dalle dimensioni di questi ultimi. Non sei obbligato per legge a rendicontare, ma il tuo cliente sì, e ha bisogno dei tuoi dati per farlo.

Il cosiddetto Pacchetto Omnibus, approvato nel 2025, ha modificato e alleggerito alcuni obblighi normativi per le grandi imprese, tra cui il posticipo di un anno dell’entrata in vigore della CSDDD, la direttiva sulla due diligence nella filiera. Questo ha portato molte PMI a pensare che il tema potesse aspettare.

Ma l’effetto filiera non dipende solo dalla CSDDD. Le grandi aziende soggette alla CSRD continuano ad avere l’obbligo di rendicontare l’impatto dell’intera filiera, e continuano ad aver bisogno dei dati dei propri fornitori per farlo. Le richieste non si sono fermate.

Cosa chiedono concretamente

Le richieste variano da cliente a cliente, ma i requisiti ESG richiesti ai fornitori hanno temi ricorrenti sempre uguali. Secondo il SOSC Monitor di SDA Bocconi, tra i più comuni ci sono: il report di sostenibilità o bilancio ESG, richiesto dall’84% delle aziende analizzate, audit su condizioni di lavoro e assenza di lavoro forzato (81%), formazione su etica e anticorruzione (69%), certificazioni di qualità e sostenibilità (67%).

Non si tratta di domande astratte. Si tratta di dati che la tua azienda produce già ogni giorno: le bollette dell’energia, i registri delle presenze, i verbali delle riunioni sulla sicurezza, l’elenco dei fornitori qualificati. Questi dati esistono, ma raramente vengono raccolti in modo strutturato e verificabile da terzi.

In pratica, quando arriva il questionario, l’azienda si trova a cercare informazioni sparse tra uffici diversi, in formati non omogenei, spesso senza una persona responsabile della raccolta. Il risultato è una risposta approssimativa, consegnata in ritardo, che non trasmette al cliente la solidità che l’azienda ha nella realtà.

Il problema: filiera e sostenibilità non parlano ancora la stessa lingua

Le richieste che arrivano dalla filiera non seguono uno standard comune. Ogni azienda usa il proprio questionario, con metriche e livelli di dettaglio diversi. Una PMI che lavora con tre clienti strutturati può trovarsi a gestire tre format completamente diversi: uno chiede le emissioni in tonnellate di CO2, un altro vuole la percentuale di energia rinnovabile sul totale dei consumi, un terzo richiede una certificazione ISO che l’azienda non ha mai considerato necessaria.

Il risultato è che gli stessi dati vengono raccolti ogni volta da capo, in formati incompatibili, con scadenze che si sovrappongono. Non è un problema di volontà: è un problema strutturale. Chi non ha un sistema di rendicontazione consolidato risponde sempre in emergenza, con il rischio di fornire informazioni incomplete o non coerenti tra una richiesta e l’altra.

Gestire richieste eterogenee, con scadenze diverse e criteri che cambiano da cliente a cliente, diventa rapidamente insostenibile, anche per chi ha tutta la volontà di rispondere. La differenza la fa avere i dati già strutturati prima che arrivi qualsiasi richiesta: chi ha redatto un bilancio di sostenibilità non deve ogni volta ricostruire le informazioni da zero, le ha già, organizzate e verificabili, e le adatta al formato che il cliente richiede.

La risposta: uno standard che tutti riconoscono

Per le PMI non quotate esiste uno standard europeo pensato esattamente per questa situazione: il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs), sviluppato dall’EFRAG, l’organismo europeo per la rendicontazione finanziaria.

Il VSME si articola in due moduli. Il modulo base è il punto di partenza: copre le informazioni essenziali su ambiente, sociale e governance, quelle che banche e grandi clienti chiedono con maggiore frequenza. Consumi energetici, emissioni, condizioni di lavoro, governance aziendale. È pensato per essere compilato anche da chi non ha mai fatto rendicontazione ESG prima. Il modulo completo è integrativo e si aggiunge al base per le aziende con maggiore complessità organizzativa o esposizione ai rischi ESG.

La Commissione Europea ha riconosciuto il VSME come riferimento ufficiale con la Raccomandazione (UE) 2025/1710 del 30 luglio 2025, raccomandando a intermediari finanziari e grandi aziende di limitare le proprie richieste di dati ESG a fornitori e clienti a quanto previsto secondo questo standard. In pratica, chi adotta il VSME non risponde più a decine di questionari diversi: risponde una volta sola, in un formato che tutti sono tenuti a riconoscere.

Non è un obbligo normativo, è una scelta strategica. Chi adotta il VSME si posiziona come interlocutore affidabile prima ancora che arrivi la prossima richiesta.

Se lavori con PMI che operano in filiera

Se sei un commercialista o un professionista che vuole offrire servizi ESG ai propri clienti, è probabile che alcuni di loro abbiano già ricevuto richieste di questo tipo dalla propria filiera, o che le riceveranno presto. La rendicontazione di sostenibilità sta diventando un tema che arriva sul tavolo del professionista di fiducia, spesso senza preavviso e senza che il cliente abbia idea di cosa rispondere.

È un’opportunità concreta. Le PMI che operano in filiera hanno bisogno di qualcuno che le accompagni nella raccolta e nella strutturazione dei dati, che sappia leggere un questionario ESG e tradurlo in azioni operative. Chi è già attrezzato per offrire questo servizio oggi ha un vantaggio su chi aspetta che diventi una richiesta esplicita del cliente, e il mercato si sta muovendo in questa direzione più rapidamente di quanto sembri.

Etically mette a disposizione dei professionisti uno strumento per seguire più aziende clienti in modo strutturato, con un processo guidato che non richiede una formazione ESG specifica. Un modo concreto per offrire ai propri clienti un servizio che oggi fa la differenza nella loro capacità di rispondere alla filiera. Se vuoi capire come evitare che i tuoi clienti cadano nel greenwashing comunicando i propri impegni ESG, ne parliamo qui.

In sintesi

Con una rendicontazione strutturata secondo il VSME, filiera e sostenibilità smettono di essere due mondi separati:le PMI rispondono ai questionari della filiera con dati già pronti e verificabili, senza ricostruire le stesse informazioni ogni volta in formati diversi. I professionisti che accompagnano i propri clienti in questo percorso costruiscono un servizio concreto su un tema che il mercato sta già chiedendo. In entrambi i casi, la sostenibilità smette di essere un adempimento e diventa parte del modo di lavorare.

Inizia a costruire la tua rendicontazione

Le richieste dalla filiera sono già una realtà per migliaia di PMI italiane, e il numero di aziende soggette alla CSRD continuerà a crescere nei prossimi anni. Per le PMI, strutturare oggi la rendicontazione significa arrivare preparati a ogni richiesta futura. Per i professionisti, significa aggiungere all'offerta un servizio che i clienti iniziano a portare in studio.

Etically accompagna le PMI nella redazione del bilancio di sostenibilità conforme agli standard VSME, e mette a disposizione dei professionisti uno strumento per seguire più aziende clienti in modo strutturato. Scopri come funziona o parla con un esperto Etically.

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